mercoledì 1 giugno 2011

Quando la pezza è peggio del buco

Vi riportiamo un case history che sicuramente apprezzerete:

Quando la pezza è peggio del buco: John Ashfield e la brand reputation


L’antefatto: nell’aprile 2009 il blog “Altezzosa e poco loquace”, diario online della caustica Arianna Cavazza aka Sybelle, pubblica un post che critica aspramente un visual publicitario di John Ashfield (che possiamo ammirare in tutta la sua magnificenza nella foto qui sopra).

La pagina pubblicitaria è a dir poco imbarazzante, ma non è questo il punto.

Dopo qualche mese, tra i commenti al post, compare una testimonianza piuttosto velenosa, di un presunto ex dipendente (anonimo) che critica aspramente l’azienda in quanto spaccia i capi per abbigliamento prodotto in Inghilterra o Scozia, quando invece “la produzione vera e propria è fatta perlopiù in Bangladesh e relativi Stati, dove la manodopera costa un fico secco…“. E da qui inizia una sorta di dramma in salsa 2.0.

Dopo qualche mese di silenzio, evidentemente qualcuno all’interno dell’azienda scopre il tutto: a cavallo tra 2009 e 2010 la pagina si popola di commenti pro-John Ashfield, da parte di presunti clienti ventennali, titolari di punti vendita, dipendenti… tutti più che convinti della qualità dei capi e dell’onestà del brand, tutti stupiti che si possa gettare fango su un’azienda “che ci dà da mangiare ogni giorno“.

Tra i tanti spicca una minaccia di uno dei responsabili delle vendite: “Sono inoltre a comunicare al personaggio in questione che il legale dell’azienda per un periodo di anni archivia tutti i dati personali di dipendenti passati ed attuali, non sarà quindi difficile risalire prossimamente al colpevole delle maldicenze“.

Ma, signori e signori, non finisce qui: il post viene censurato. Scompare. WordPress accoglie le richieste dell’azienda, e senza pensarci troppo rende irreperibile la pagina. Ma non abbiamo ancora finito: John Asfield, l’azienda che prende ispirazione dai gentleman britannici, più che esperta nell’utilizzo di mazze da cricket pare sia esperta nell’utilizzo di zappe sui piedi.

Il 20 febbraio, a quasi 10 mesi dal post che ha dato fuoco agli animi, esce sul blog di Alessandro Gilioli Piovono Rane (gruppo L’Espresso) una lettera di tale Alessandro Celli, titolare dell’azienda in questione. La lettera diverrà parte integrante di tutti i corsi di comunicazione aziendale e brand reputation, ne siamo certi.

Ecco alcuni succosi passaggi: si va dal tono di chi si è offeso (vorrei capire perché ha fatto questo e quale vantaggio può esserle venuto da questa situazione) alla critica stile “fratello maggiore” (Le dico che nella vita non basta aprire un blog per realizzarsi criticando quello che fanno gli altri).

C’è anche un bonario tentativo di collaborazione: “Quindi Le chiedo sinceramente di aiutarmi in prima persona a far cessare tutto questo casino che è scaturito dal mondo di Internet contro la mia azienda“.

Ma anche alcune critiche piuttosto forti: “…affermazioni anonime sulla nostra azienda, lesivi e diffamanti della nostra immagine e della nostra organizzazione aziendale e produttiva, di cui Lei non sa e non può sapere nulla, senza che Lei ne abbia controllato la veridicità”.

E prima di concludere difendendo l’onestà del brand, specificando senza la minima prova che i capi non sono prodotti in paesi con manovalanza a buon mercato, la lettera presenta anche un immancabile, seppur velato, tono intimidatorio: “Questa è una Sua responsabilità, perché gettare fango ad una azienda è troppo facile rimanendo nell’ anonimato e sfruttando il Suo blog per tali scopi“.

Quindi, ricapitoliamo: la strategia per rispondere alle critiche è:

  • Riempire il post di commenti, con vari nickname, difendendo la reputazione del marchio;
  • Per sicurezza, fare pressione al blog provider affinché oscuri la pagina;
  • Pubblicare una lettera aperta (dopo la censura), dal tono tra il bonario e l’offeso, per mettere le cose a posto una volta per tutte.

Sono ancora pochi i casi eclatanti, nella nostra Penisola, di marketing difensivo dove la pezza fa molto peggio del buco. Dall’America, invece, ne sono arrivate di tutti i tipi.

Se vogliamo vederle come case history per un ipotetico (e sopracitato) corso di brand reputation, abbiamo diversi tematiche hot: dal “Come non gestire i reclami semplicemente non rispondendo, by united Airlines”, al “Come non controllare i propri dipendenti idioti, by Domino’s e Comcast”. Interessante anche il “Come farsi del male pagando la gente per mettere feedback positivi su Amazon.com, by Berkin” o il “Come creare disastri non sapendo gestire l’user generated, by, Chevrolet”. Ma non vale la pena dilungarsi: sono casi di studio iper-noti, e li trovate tutti qui e qui.

Come testimonia questa foto d’epoca (risalente al primo lustro del nuovo millennio), sono stati i fastfood i primi a sperimentare i disastri virali provocati dal pubblico, quando si mette di impegno nel criticare prodotti e servizi. Una delle reazioni più geniali è stata di Burger King (con l’agenzia Crispin Porter + Bogusky) quando giocò all’attacco proponendo la “Angus diet”, il lifestyle basato sul consumo di carne, a chi considerava il cibo fast food poco salutare.

A distanza di anni, però, pare che non tutti abbiano imparato a reagire con creatività ed ironia. E non facciamo nomi, c’è gente che censura in giro…

http://www.ninjamarketing.it/2010/03/08/quando-la-pezza-e-peggio-del-buco-john-ashfield-e-la-brand-reputation/


mercoledì 4 maggio 2011

LA BUONA POLITICA

Qualche tempo fa, il Nostro Sindaco ci ha accusato di essere un sedicente magazine.

Ora, ci si sarebbe aspettati maggior stile e proprietà di linguaggio, da chi professa d’esser professore, ad ogni piè sospinto.

Come noto, sedicente, tradotto dal burocratese, è colui che afferma di sé uno status od una qualità, senza riscontro.

Ora, come possa un oggetto inanimato qualificarsi sedicente, rimane un mistero.

Oltretutto, a sinistra, quando si perde la bussola di riferimento, si cade sempre nelle stesse trappole linguistiche.

Non era forse quarantanni addietro che il PCI qualificava sedicenti le brigate rosse, per rimarcare una distanza che, come colse per prima Rossana Rossanda, non c'era, perché facevano parte "dell'album di famiglia"?

Non pago, ci accusa di calzare il burqa.

E qui, si cade nel razzismo involontario, di chi attribuisce e distribuisce epiteti riferiti a qualità sgradite e temute negli altri (il copricapo degli islamici), senza nemmeno sapere di che parla.

Lo rinviamo, così, al verso 31 della sura XXIV, magari si accultura.

L'ignoranza della sharia in chi voleva la moschea a San Lazzaro, lascia basiti.

Ed è lui che ci accusa di cattiva politica.

Sul punto, si potrebbe avere un moto di maligna soddisfazione nell’elencare tutti i mirabili esempi della sua buona politica (case gialle e CIPEA, Ca' Ricchi e via Spinelli dicono nulla?), ma sarebbe come sparare ai piccioni in Piazza Maggiore ed è un ruolo che non ci piace.
Ci si limita, tuttavia, a registrare un incidente occorso ad un’anziana – narrato con dovizia di particolari sul Carlino di oggi – caduta per via di un doppio gradino di una pensilina eretta, quale opera a corredo del CIVIS.

È l’occasione per rimarcare che sino ad oggi è sfuggito a tutti, Sindaco per primo, che il CIVIS ha provocato modifiche viarie, erette senza alcun riguardo a qualsiasi norma, dal rango regolamentare in su, italiana e comunitaria, in materia di sicurezza stradale.

Restringimenti di carreggiata, gradini alti a spigolo vivo, ostacoli fissi in mezzo alla sede viaria, sono tutti elementi che – per dato statistico – prima o poi provocheranno incidenti gravi agli utenti più esposti, pedoni, ciclisti, motociclisti.

Qualcuno si ricorda delle cordolature apposte in Bologna?

Bene, prima di essere tolte, hanno provocato incidenti gravi, con un conseguente onere risarcitorio in capo al Comune di Bologna.

Aspettiamo sfiduciati, la prima richiesta avverso il Comune di San Lazzaro, responsabile della manutenzione e gestione delle strade comunali.
Questa è la buona politica, lasciare che pesantissimi rischi potenziali attentino alla salute dei cittadini ed alle casse comunali.

domenica 1 maggio 2011

CIPEA II: LA DISCUSSIONE ALLA CAMERA DEI DEPUTATI

L'interpellanza urgente presentata dall'On. Enzo Raisi sul caso CIPEA e vicende connesse ha ricevuto risposta da parte del Sottosegretario all'economia e finanze, On. Sonia Viale, alla quale lo stesso Raisi ha replicato. Diamo conto, come sempre, dell'intero dibattito svoltosi alla Camera dei Deputati, reperibile al seguente link (a partire dalla pag. 88 del resoconto stenografico):

http://nuovo.camera.it/412?idSeduta=469&resoconto=stenografico&indice=cronologico&tit=00090&fase=#sed0469.stenografico.tit00090.sub00050

Consigliamo un'attenta lettura e per facilitarla abbiamo evidenziato i passaggi più gravi, nei quali si dà conto di tutto ciò che negli ultimi 10 anni è accaduto in questo Comune, e che sembra si stesse per verificare nuovamente con la vicenda CIPEA, ma qualcosa nel perverso meccanismo sembra essersi inceppato (Belzebù si intende bene di perversi meccanismi).

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PRESIDENTE. L'onorevole Raisi ha facoltà di illustrare la sua interpellanza n. 2-01058, concernente iniziative di competenza in merito a presunte irregolarità da parte di esponenti del comando provinciale Pag. 88della Guardia di finanza di Bologna in relazione ad un intervento edilizio nel comune di San Lazzaro di Savena (Bologna) (Vedi l'allegato A - Interpellanze urgenti).

ENZO RAISI. Signor Presidente, nonostante il mio turno fosse altro, ho atteso per ultimo, ma adesso vorrei avere lo spazio per raccontare questa vicenda. La vicenda qui trattata ha come comune denominatore un intreccio assolutamente poco chiaro di rapporti tra corpi dello Stato e pubblica amministrazione. È inutile sottolineare in questa sede che questi contatti sono rigidamente regolamentati dal codice e norme deontologiche e che la loro elusione genera una profonda ferita al tessuto sociale, nonché una generale sfiducia, di riflesso, nelle istituzioni dello Stato.
Qui accade, da molti anni, che all'interno di un ricco territorio quale quello della provincia di Bologna e, segnatamente, del comune di San Lazzaro di Savena, si manifestino incessanti forme speculative nel ramo urbanistico. Ricordiamo che, forse non a caso, il comune di San Lazzaro di Savena si pone ai vertici per reddito pro capite del nostro Paese. Le politiche abitative di questa città hanno puntato da molti anni su forme di edilizia sociale convenzionata e sovvenzionata che, in realtà, come dimostrano i fatti, sembrano oggi potersi classificare senza tema di smentita in un coacervo di speculazioni, illeciti, favoritismi, forme di evasione fiscale, di abusivismo e truffe.
Dico questo perché, laddove lo strumento di gestione e di controllo di queste forme di edilizia sociale destinate a classi meno abbienti risulta fragile o peggio compromesso da un sistema di connivenze e di assenza di verifiche, allora tutto questo non può che tradursi in un mero spot politico sulla pelle delle fasce di popolazione meno abbienti.
Voglio però aggiungere alcuni dati che da soli possono fornire elementi di forte impatto a questa introduzione. Vale la pena di esplorare questa edilizia convenzionata e sovvenzionata da fondi pubblici della regione Emilia Romagna che matura nella ricca San Lazzaro di Savena, partendo proprio dai prezzi che interessano le fasce popolari cui questa edilizia è destinata.
Premetto, ma è scontato, che al comune di San Lazzaro di Savena spetta il rigoroso controllo di ciò che avviene nell'ambito di queste programmazioni territoriali. Il controllo urbanistico non è discrezionale ma è obbligatorio sia in costanza di elargizioni di denaro pubblico sia in costanza di denunce di abusivismo edilizio e di illegalità.
Ecco, dunque, il primo elemento in esame: i costi delle case popolari. Il costo di cessione degli immobili popolari, detto PICA (Prezzo iniziale cessione alloggi), è stabilito dal comune di San Lazzaro di Savena attraverso la proposizione da parte degli attuatori di contratti di appalto, ove è indicato il costo dei fabbricati che andranno realizzati. È una procedura assolutamente chiara: i soggetti attuatori depositano contratti ove è indicato il costo del fabbricato nell'ambito della convenzione stipulata con l'ente pubblico. Il comune ricaverà dall'importo indicato su quel contratto e dalla somma di altre voci di spesa (costo delle aree, spese tecniche e via dicendo) il costo al metro quadro delle case da applicare all'acquirente. Se una di tali voci è dolosamente modificata, è evidente che il costo di questo intervento destinato a fasce deboli risulterà falsato.
Così nel tempo si viene a scoprire che mentre i soggetti attuatori fatturano quello stesso contratto di appalto per un importo di 2 miliardi e 250 milioni di vecchie lire, ne depositano copia identica allegata all'atto di convenzione con l'ente pubblico maggiorata di ulteriori 400 milioni di lire e con un bel timbro di copia conforme all'originale. I riscontri dei consulenti del pubblico ministero Gustapane di Bologna, che a lungo si è occupato di queste vicende, diranno poi che, evidentemente, in convenzione vi è depositato un contratto privo di riscontro contabile e fatturativo, ma che ugualmente genera i costi di quelle case. Cosa se ne desume? Se ne desume chiaramente che un finto contratto di appalto ha dolosamente maggiorato i costi di un intervento destinato a fasce deboli. Il fatto è di straordinaria gravità.
Il sindaco di San Lazzaro di Savena, cui competerebbe l'annullamento in autotutela di queste forme di illegalità, omette di annullare la convenzione, arrecando peraltro un danno all'erario poiché l'annullamento delle convenzioni per illeciti commessi dall'attuatore prevedono l'applicazione di penali contrattuali da parte dell'ente pubblico e l'annullamento della convenzione.
Voglio fornire subito un altro elemento di riflessione: si reputa possibile che un intero quartiere sorto con costruzioni in sola edilizia convenzionata nell'anno 2000, finanziato quindi da fondi della regione Emilia Romagna e beneficiario di agevolazioni fiscali, sia stato integralmente condonato o sanato dai soggetti attuatori nell'anno 2004, a soli quattro anni dalla data di costruzione? È un interrogativo inquietante.
La risposta è però affermativa perché un intero azzonamento urbanistico, il numero 9, è risultato gravato da forme di abusivismo edilizio insanabili, dall'assenza di collaudo statico degli edifici, dal rilascio arbitrario di concessioni edilizie da parte del comune di San Lazzaro. Perché questo dicono le consulenze sempre del pubblico ministero Gustapane: abusi insanabili ma ugualmente e arbitrariamente sanati dallo stesso comune attraverso il rilascio arbitrario di concessioni in sanatoria.
Queste consulenze dicono anche che molte licenze in variante furono concesse violando le convenzioni che non soltanto non potevano rilasciarsi, ma che addirittura il comune ebbe ad incassare oneri dai costruttori non esigibili. Quelle perizie commissionate dal pubblico ministero Gustapane dicono anche che molte costruzioni furono realizzate addirittura apportando varianti senza neppure ottenere i preventivi permessi a costruire. Dicono anche che mentre un quartiere intero otteneva finanziamenti e agevolazioni per l'edilizia convenzionata su un progetto edificatorio rigido e ineludibile, il comune permetteva edificazioni supplementari su quei fabbricati che i costruttori commercializzavano con realizzazioni di piani aggiuntivi semiabusivi.
Mentre sulla carta restavano progetti e convenzioni che avevano dato origine a quelle costruzioni, nella realtà quei dati e quegli indici edificatori mutavano. In altre parole, si finanziavano progetti per l'edilizia sociale sulla carta e abusi edilizi e speculazioni nella realtà.
Ecco, quindi, sorgere palazzi convenzionati e sovvenzionati semiabusivi, senza collaudo statico, regolarmente finanziati dalla regione Emilia Romagna e addirittura, dulcis in fundo, con assegnazioni irregolari a non aventi titolo e nello specifico anche a militari privi dei requisiti di reddito.
Rimarco ancora un dettaglio: non un solo atto catastale di quegli edifici è stato ritenuto rispondente al reale, e quindi è falso. Ma questo è solo un dettaglio. Le attività di abusivismo edilizio avvenivano liberamente e peraltro nella costanza di denunce pubbliche dei cittadini, della stampa e senza che mai un solo intervento di legge le frenasse.
Detto quanto sopra, vi domando se e quali ulteriori forme di illecito restassero da compiere, considerato che l'intero codice penale era stato pressoché violato.
Allora, perché il pubblico ministero Gustapane non contestò alcun reato? Perché il pubblico ministero Gustapane non sottopose a sequestro molteplici atti falsi? E perché non sottopose mai ad interrogatorio chi aveva sottoscritto quei contratti di appalto falsi? Perché non perseguì chi rilasciò concessioni in sanatoria illegittime? Perché non perseguì chi acquisì oneri costruttivi non esigibili?
Risulterebbe addirittura che nell'ambito di alcuni procedimenti penali le denunce dei cittadini in carico al pubblico ministero titolare delle inchieste venissero inviate a mezzo posta ai pubblici amministratori di San Lazzaro di Savena che erano oggetto di quelle stesse denunce.
Questo elemento, se non fossero sufficienti tutti gli altri già enunciati, dà l'esatta misura di un dato mostruoso: i cittadini, vittime di quei reati, non solo divenivano oggetto della più malsana speculazione, ma finivano nelle spire di una giustizia che ridicolizzava i loro diritti elementari e che tutt'ora prosegue in tale cammino.
La vicenda ha un aspetto ulteriore che la suggella. Il consulente del PM Gustapane, che rilevò tutte queste gravissime condotte, è l'ingegnere Emiliano Arcangeli. Lo stesso ingegnere Arcangeli è colui che, su nomina questa volta, finalmente, di un altro PM di Bologna ovvero la dottoressa Poggioli, ha recentemente riscontrato in un altro comparto edilizio del comune di San Lazzaro di Savena altre forme di abusivismo edilizio nel cosiddetto cantiere CIPEA dove opera la Idroter e dove sono avvenuti addirittura arresti per estorsione e indagini per corruzione.
Sorge spontaneo domandarsi: perché, dunque, se addirittura il medesimo consulente rileva identiche forme di abusivismo edilizio in quel medesimo territorio, il PM Poggioli dà seguito all'azione penale e il PM Gustapane se ne astiene per un tempo calcolabile in almeno 7 anni?
Vi è dunque in questa storia un aspetto di gravità a dir poco inaudita e che solleva un inquietante interrogativo: i pubblici amministratori di San Lazzaro di Savena e alcuni soggetti attuatori hanno forse goduto di franchigie di legge? E perché continuano a rimanere attive convenzioni urbanistiche dove il prezzo delle case popolari è determinato da un finto contratto di appalto?
Se questo territorio è garantito da un sistema impunito e aggressivo allora non deve stupire se, proprio di recente, la squadra mobile di Bologna, pregevolmente guidata dal dottor Fabio Bernardi, ha sequestrato un'agenzia immobiliare a San Lazzaro di Savena nell'ambito dell'operazione Golden Jail. Orbene, quell'agenzia era della 'ndrangheta. E, se un'organizzazione criminale di quella caratura sceglie di svolgere in quel territorio attività immobiliari, è perché in quel contesto tutto è evidentemente possibile e questo non sfugge alle mafie.
Permettetemi ora di analizzare un altro aspetto di questa vicenda. Ho richiesto con estrema sollecitudine l'impegno del Governo a predisporre una ispezione urgente presso il comando provinciale della Guardia di finanza di Bologna. Ritengo doveroso, intanto, rivolgere un sentito apprezzamento ai militari di quel corpo che mi hanno espresso in questi giorni molti attestati di stima per la mia precedente interpellanza urgente.
Tutto ciò è la riprova del fatto che si è perfettamente compresa la mia personale intenzione di evitare forme di generalizzazione o di confusione tra le condotte di pochi con quelle dei tanti militari che prestano un servizio insostituibile alla comunità. Voglio qui precisare che, rispetto ai fatti che qui cito, nulla è di responsabilità degli attuali vertici della Guardia di finanza di Bologna, ma dei precedenti.
Ma il punto è decisamente un altro. Non è possibile che un gruppo di militari della Guardia di finanza, che ho ampiamente segnalato nella mia interpellanza urgente, abbia fruito di alloggi pubblici eludendo gravemente degli obblighi di legge. Non risulta essere mai pervenuta alla procura di Bologna alcuna denuncia da parte dei militari della Guardia di finanza dimoranti nelle abitazioni di via Speranza sia relative a forme di evasione fiscale che qui si verificavano (si pagava nel corso della costruzione degli edifici l'IVA al costruttore senza che questi emettesse fattura) sia relative a forme di abusivismo edilizio a cui assistevano in deroga ai propri obblighi di legge.
Aggiungo ancora che tra i suddetti militari, uno dei quali addirittura assistente di un PM della procura di Bologna, figurava privo di requisiti di reddito senza che le indagini lo sfiorassero minimamente.
Altri militari invece, fruivano di quelle medesime abitazioni dotate di mansarde abusive e di locali per i quali non corrispondevano alcun prezzo per le superfici come emerso dalle indagini. Ricordo che quegli stessi militari svolgono ancora oggi importanti incarichi presso il comando provinciale di Bologna che ha persino esperito indagini al riguardo, ma senza ovviamente neppure lontanamente esaminare il ruolo dei propri colleghi, praticamente dirimpettai di scrivania.
Non si poteva pertanto indagare su quell'amministrazione comunale, sui militari dello stesso comando coinvolti in vicende omissive e neppure sul sindaco di quello stesso comune.
Anzi, questa pretesa di giustizia è valsa ai cittadini vittime e denuncianti di quella speculazione la bolla pubblica di «cittadini rancorosi» da parte del sindaco di San Lazzaro di Savena Macciantelli, autore di una forma di pubblica riprovazione nei riguardi, a questo punto, non già di chi delinque, ma di chi subisce i reati nel suo comune.
Il comando provinciale di San Lazzaro di Savena ha quindi svolto indagini sul comune di San Lazzaro di Savena attraverso i propri militari rapportandosi in maniera inadeguata, informale e senza equidistanze di legge con le persone di quella stessa amministrazione oggetto dell'inchiesta. Quello stesso comando ha ricevuto nel maggio 2010 una offerta di case equivoca ed inopportuna dal sindaco di quello stesso comune che era al centro di inchieste da parte di quel medesimo comando.
L'offerta è pervenuta al comando e ad una misteriosa cooperativa edilizia CASA, attraverso informali incontri, in previsione dell'approvazione del POC (Piano operativo comunale) in un momento storico in cui questo non esisteva, né era prossimo all'approvazione.
Il sindaco Macciantelli ha dichiarato di recente alla stampa che trattavasi di incontri regolarmente verbalizzati dai suoi uffici. Gli incontri sarebbero avvenuti in maniera informale, ma si sarebbero tradotti in circolari ufficiali da parte della Guardia di finanza, definendosi in una offerta precisa che appare assolutamente disdicevole e di inaudita gravità.
Nello stesso periodo quel comando aveva in corso attività di verifica fiscale a carico del CIPEA di Bologna e, inoltre, ivi erano pervenute denunce di cittadini sullo stesso cantiere CIPEA di San Lazzaro di Savena già dal dicembre 2009.
Il comando provinciale di San Lazzaro di Savena indagava, inoltre, dal 2008 sul comune di San Lazzaro di Savena nell'ambito del procedimento penale 5661/08. Ma non è ancora tutto: dal luglio 2010, sempre quello stesso comando, sempre incaricato dal PM Gustapane, indagava ancora sull'operato del sindaco Macciantelli a seguito di un nuovo esposto con il quale si richiedeva il sequestro sia dei contratti di appalto di cui si è detto sia di altra documentazione falsa agli atti di quell'ente.
Nell'aprile 2010 il direttore del CIPEA, Gianluca Muratori, organizzava un convegno - questo è il massimo - presso la Confartigianato con il Generale Piero Burla, comandante di quel comando provinciale. Per la cronaca, il segretario particolare del generale Piero Burla era il maresciallo Cucinotta, oggi indagato per corruzione, al quale era destinata proprio una casa del Consorzio CIPEA facente capo al cantiere oggetto dell'indagine e della segnalazione pervenuta dalla cittadinanza alla guardia di finanza.
È superfluo aggiungere che il segretario particolare di un generale sia a conoscenza di tutta la corrispondenza di un reparto, ergo delle denunce e delle informative di reato così come il proprio comandante che, nel momento in cui partecipava al convegno alla Confartigianato, era quindi perfettamente a conoscenza di ciò che andava maturando sul territorio di San Lazzaro di Savena e delle attività di verifica e investigative a carico del CIPEA.
A settembre 2010 si registrava un nuovo incontro informale tra esponenti di quel comando e il responsabile alla pianificazione territoriale del comune di San Lazzaro di Savena. Inutile ribadire che quell'ufficio, unitamente all'assessorato all'urbanistica, è preposto ai controlli urbanistici e alla verifica delle assegnazioni delle case popolari e segnatamente anche delle case di via Galletta, una delle quali proprio destinata al Cucinotta, segretario particolare del comandante del comando provinciale della guardia di finanza. I fatti non lasciano adito ad alcun dubbio.
Voglio rimarcare ancora la necessità che il Governo proceda ad una ispezione formale poiché è altrettanto scabroso un ulteriore dato in mio possesso relativo a nuove e sempre più inquietanti circostanze. Il comando provinciale nelle sua nota menziona una proposta di case giunta ai militari dall'immobiliare Castenaso Srl, dopo un incontro avvenuto presso il comando provinciale di Bologna per il tramite della mediazione della signora Rosa Capobianco, titolare di omonima agenzia con sede in via Spinelli n. 24 in San Lazzaro di Savena.
Orbene, posto che non risulterebbe visibile alcuna agenzia ubicata in via Spinelli n. 24, sarebbe emerso che la signora Capobianco altri non sia che la coniuge di un militare di quello stesso comando impiegato proprio nel gruppo che curava le indagini sul comune di San Lazzaro di Savena. Le circostanze danno la misura di una commistione che a questo punto oserei definire imbarazzante, come abnorme è la circostanza che vede quegli stessi militari permanere tuttora ai loro posti, senza la benché minima adozione di misure da parte del comando attuale.
Quindi, può considerarsi normale tollerare che chi omise la denuncia di abusi edilizi e fiscali, chi fruì di case senza possesso di requisiti, chi dichiarò la propria casa non idonea per aver accesso all'edilizia convenzionata smentito dalle planimetrie, chi non corrispose alcun prezzo per le superfici di giardini, mansarde e spazi condominiali, chi è formalmente indagato per corruzione svolga tuttora funzioni importanti all'interno dello stesso comando?
Concludo con un accenno alla conduzione delle indagini e al ruolo di un ente pubblico nell'ordinamento normativo italiano. L'azione penale è tuttora ritenuta obbligatoria dal nostro ordinamento ed ha un preciso fondamento costituzionale. La garanzia di legge è lo strumento che fornisce alla collettività la certezza della serena convivenza e dei diritti costituzionali. Se, come sembra, l'applicazione della legge diventa fattore discrezionale anche in costanza di risultanze investigative certe, allora si può, a giusto titolo, parlare di anomalia. È dunque catalogabile solo come anomalia inviare a mezzo posta le denunce agli indagati? È solo anomalia che un ufficiale della guardia di finanza del solito comando provinciale prepari le bozze di archiviazione in luogo del pubblico ministero titolare delle indagini?

PRESIDENTE. Onorevole Raisi, la invito a concludere.

ENZO RAISI. Signor Presidente, mi avvio alla conclusione. È solo anomalia non effettuare un solo sequestro, disattendendo integralmente le conclusioni peritali dei propri consulenti, non sottoporre ad interrogatorio chi sottoscrive un contratto di appalto falso e lo deposita in una convenzione urbanistica?
Non mi dilungo ulteriormente, ma credo onestamente che la collega sottosegretario abbia compreso la gravità della situazione di cui stiamo parlando ed attendo serenamente la sua risposta per poi riservarmi la mia replica.

PRESIDENTE. Il Sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze, Sonia Viale, ha facoltà di rispondere.

SONIA VIALE, Sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze. Signor Presidente, in riferimento agli ulteriori elementi richiesti dagli onorevoli interpellanti con il documento in esame, rispetto a quanto già riferito in esito all'interpellanza svolta presso quest'Aula in data 14 aprile 2011, il comando generale della guardia di finanza, sentito il comando regionale Emilia Romagna, riferisce quanto segue.
Con nota protocollo n. 49176 del 30 novembre 2009, il comune di San Lazzaro di Savena ha trasmesso via posta al comando provinciale della guardia di finanza di Bologna una segnalazione pervenuta a quella amministrazione comunale a firma di due cittadini relativa all'acquisto di un immobile ubicato in via Galletta. Tale nota è stata protocollata al n. 307053/09 del 10 dicembre 2009 e trasmessa al II gruppo Pag. 93della guardia di finanza di Bologna, per quanto di competenza, con nota n. 322136/09 del 21 dicembre 2009.
In particolare la citata segnalazione denunciava una serie di irregolarità nella gestione delle vendite di alloggi in edilizia convenzionata, di cui alla legge regionale n. 31/2002 e, inoltre, la presunta applicazione alla suddetta vendita di un prezzo maggiorato rispetto a quanto stabilito dalla convenzione tra il comune di San Lazzaro di Savena e il soggetto attuatore. Le vendite degli immobili erano affidate alla società CIPEA Holding Spa, avente sede in Bologna, a mezzo di un suo procuratore speciale dipendente della società Idroter Srl.
Nella predetta segnalazione veniva esposto che il procuratore speciale avrebbe sottoposto ai due acquirenti preventivi di vendita con prezzi maggiorati rispetto a quanto stabilito nella convenzione.
L'attività investigativa del II gruppo di Bologna si è conclusa in data 8 giugno 2010 con la denuncia per i reati di cui agli articoli 56, 81 e 317 del codice penale (concussione) del responsabile incaricato dal comune di San Lazzaro di Savena alla gestione delle vendite dell'intervento di edilizia convenzionata.
La notizia di reato veniva indirizzata all'ufficio ricezione atti della procura della Repubblica presso il tribunale di Bologna. Le attività di servizio, coordinate dal comandante del II gruppo di Bologna, sono state dirette dal comandante del nucleo operativo e svolte da numerosi militari della Guardia di finanza. Nel periodo novembre-dicembre 2009 il generale cui fanno riferimento gli interpellanti era comandante provinciale della Guardia di finanza di Bologna e non comandante del nucleo provinciale, come indicato nell'interpellanza stessa.
Per quanto riguarda il convegno citato nell'atto di sindacato ispettivo, in data 13 aprile 2010 la Confartigianato imprese di Bologna ha organizzato un convegno dal titolo «Modello di organizzazione e gestione ex decreto legislativo n. 231 del 2001 come strumento di tutela preventivo delle società». A tale convegno hanno partecipato le persone citate nell'interpellanza, tra cui lo stesso generale ivi citato, autorizzato, in qualità di relatore sul tema «l'attività di indagine della guardia di finanza finalizzata all'accertamento delle responsabilità amministrative», dal comandante regionale Emilia Romagna con nota n. 73584/10 del 19 febbraio 2010 del Centro addestramento regionale Emilia Romagna.
Il procedimento penale n. 5661 del 2008 trae origine da un esposto depositato il 3 ottobre 2007 presso la procura della Repubblica di Ancona, relativo a presunte irregolarità afferenti l'intervento edilizio effettuato dalla Cooperativa Edilcasa in San Lazzaro di Savena, consistito nella realizzazione di tredici alloggi, per i quali la stessa cooperativa, a seguito di una richiesta avanzata il 1o marzo 1995, otteneva dalla regione Emilia Romagna un finanziamento destinato a particolari categorie sociali.
L'esposto era una riedizione dei medesimi fatti già oggetto di indagini della procura della Repubblica di Bologna, culminati tutti con archiviazione e per i quali le relative indagini erano state esperite dalla sezione di polizia giudiziaria della Polizia di Stato.
All'approssimarsi della scadenza dei termini d'indagine venne fatta visionare al pubblico ministero requirente una bozza di rapporto di esito di indagini. Il pubblico ministero, dopo averla esaminata, richiese alcune integrazioni e consegnò un file contenente una sua bozza di richiesta di archiviazione con preghiera di inserirvi il rapporto esito indagini conclusivo e le integrazioni da lui richieste.
Con nota n. 0237037 del 26 ottobre 2009, il nucleo di polizia tributaria di Bologna depositava, pertanto, la richiesta bozza di archiviazione integrata con l'esito conclusivo delle indagini. La predetta nota era a firma del comandante del Gruppo tutela mercato, beni e servizi, giuste disposizioni sulla firma d'ordine emanate dal comandante del nucleo pro tempore, con foglio n. 4 datato 1o settembre 2006 e successivamente ribadite con foglio Pag. 94n. 20297 in data 26 settembre 2007, nelle quali si richiamavano le disposizioni già impartite con riferimento alla casistica in argomento dal Comando generale della Guardia di finanza al punto 3 della circolare 298000/319 del 12 settembre 1992.
Conseguentemente, nel caso di specie, il tenente colonnello a cui fanno cenno gli interpellanti risultava legittimato dalle disposizioni vigenti del comando nucleo polizia tributaria di Bologna ad inviare all'attenzione del pubblico ministero, cui fanno cenno gli interpellanti, la predetta nota. Per quanto riguarda gli incontri informali svoltisi nel maggio e nel settembre 2010 citati nell'interpellanza, si precisa che con tale espressione si è voluto intendere che gli incontri in argomento sono avvenuti privi di formalità, quali la convocazione scritta e la verbalizzazione del contenuto, fermo restando che gli stessi si sono tenuti regolarmente presso l'ufficio dell'assessore cui fanno cenno gli interpellanti nel comune di San Lazzaro di Savena. Ai citati incontri (13 maggio 2010 e 7 settembre 2010) hanno partecipato numerosi ufficiali del comando provinciale di Bologna.
L'esito di tali incontri, che hanno avuto il medesimo contenuto, è stato comunicato sia al comando regionale, per la divulgazione al Reparto TLA Emilia Romagna ed al COBAR affiancato, nonché ai reparti dipendenti dal comando provinciale con le seguenti note: n. 309474/10 del 4 agosto 2010 e n. 353082/10 del 10 settembre 2010 dirette al comando regionale Emilia Romagna; n. 312681/10 del 6 agosto 2010 e 351872/10 del 10 settembre 2010 dirette ai reparti dipendenti dal comando provinciale di Bologna.
Non sono stati effettuati sequestri di iniziativa, né eseguiti decreti di sequestro in ordine a contratti di appalto privi di riscontro fatturativo relativi a convenzioni urbanistiche del comune di San Lazzaro di Savena ad opera dei reparti dipendenti dal comando provinciale. Numerosi sono i militari della guardia di finanza che, a vario titolo, sono stati interessati agli episodi di cui è cenno nell'interpellanza, ma in via generale, poiché sono in corso indagini da parte della magistratura e anche per ragioni di privacy, non si ritiene opportuno fornire i nominativi richiesti.
Per quanto attiene la richiesta di conoscere se siano state assunte iniziative di carattere disciplinare nei confronti del pubblico ministero cui fanno cenno gli interpellanti, il competente Ministero della giustizia ha confermato gli elementi già forniti in sede di risposta all'interpellanza n. 2-01035.

PRESIDENTE. L'onorevole Raisi ha facoltà di replicare.

ENZO RAISI. Signor Presidente, ringrazio il sottosegretario. Non me ne voglia, ma non mi ritengo soddisfatto.
Il mio intervento è stato chiaro e, anche per chi ci ascolta, è evidente l'intreccio imbarazzante di vari organi dello Stato in questa lunga vicenda che si trascina da tempo, con soggetti che ritornano e che sono coinvolti a vario titolo nelle diverse indagini: un pubblico ministero, alcuni elementi della Guardia di finanza, un sindaco.
Ho preso atto, come in precedenza, che l'unica volta che sono cambiati il magistrato ed il Corpo di indagine, ossia dalla Guardia di finanza si è passati alla Polizia di Stato, finalmente è emerso qualcosa di questo intreccio.
Prendo atto della nota imbarazzante pervenuta da parte del comando della Guardia di finanza, che comunque ringrazio perché comprendo la posizione in cui si trova anche rispetto al silenzio sui nominativi dei militari coinvolti. È evidente che mi aspettavo da parte loro, quantomeno, un atteggiamento più severo rispetto a chi ha confuso il proprio ruolo di rappresentante dell'ordine pubblico con la propria attività privata e personale.
Posso già annunciare che non mi fermerò qui, anche perché la risposta del Ministero della giustizia mi fa sorridere. In questa vicenda vi è un pubblico ministero che si è comportato in un modo che va chiarito perché egli ha deliberatamente lasciato prescrivere un'indagine portandola avanti per sette anni. Ho già detto nel mio intervento che un altro pubblico ministero, in pochi mesi, è arrivato a compiere accertamenti e ha, giustamente, cominciato a fare rilievi e ad emettere mandati e avvisi di garanzia.
È stato cinturato e sequestrato un cantiere che in questi giorni è stato dissequestrato. Scioccamente, il responsabile di quel cantiere ha detto che si è risolto il problema. In realtà, è stato dissequestrato perché sono stati eliminati quegli abusi che qualcuno aveva compiuto; quindi, in realtà gli abusi rimangono in piedi dal punto di vista del provvedimento giudiziario, ma sono stati eliminati perché il PM ha imposto che venissero svolti i lavori perché gli abusi venissero rimossi. Questo è l'unico motivo per cui è stato dissequestrato il cantiere. Questo era stato sequestrato per evitare che qualcuno inquinasse le prove, oggi, avendo proceduto ad eliminare quegli abusi, è stato dissequestrato.
Prendo atto, ripeto, dell'imbarazzante risposta della Guardia di finanza che, peraltro, era a conoscenza della partecipazione del generale Burla ad un convegno promosso da un presidente che era indagato per gli stessi fatti. Probabilmente chi lo ha autorizzato non era informato, ma la responsabilità è anche di chi ha partecipato a quel convegno perché tutti sapevano che era in corso questa indagine, anche perché era lo stesso Corpo della Guardia di finanza che stava indagando. Quindi, da questo punto di vista, trovo veramente incredibile quanto è accaduto. Immaginate voi se una cosa di questo genere fosse successa in altre parti d'Italia.
Credo che, ancora oggi, la risposta che avete dato non ha eliminato quei dubbi circa la sussistenza di intrecci che ho indicato chiaramente nella mia illustrazione iniziale, anche se vedo un passo in avanti. Vedo, finalmente, da parte della Guardia di finanza l'impegno a verificare effettivamente quello che è accaduto. Immagino che stiano svolgendo delle indagini interne e giustamente, lo trovo corretto, vi è una richiesta di privacy per non fornire i nomi dei militari che sono nell'occhio del ciclone, questo, però, a dimostrazione che abbiamo colpito nel segno e che effettivamente vi è da parte del Corpo un certo imbarazzo.
Ribadisco in questa sede che vi sono poche mele marce in un Corpo che stimo e per il quale nutro il massimo rispetto. Nessuna responsabilità può essere attribuita agli attuali vertici della Guardia di finanza della mia città che sono venuti dopo, che non hanno alcun tipo di relazione con la vicenda in oggetto e nei confronti dei quali nutro il massimo rispetto visto che anche loro, sicuramente, hanno già proceduto ad assumere qualche iniziativa per evitare il verificarsi di problemi accaduti in passato.
Quindi, posso solamente ringraziare gli attuali vertici per il loro atteggiamento. Certo, però, che i dati che emergono sul passato sono molto fastidiosi. Ricordo che, come ho già detto nella mia illustrazione, queste case erano destinate alla povera gente. Non è possibile che si siano fatte speculazioni su queste case e che elementi delle forze dell'ordine abbiano approfittato del loro ruolo per occupare abusivamente queste case.
Questo è il dato fondamentale a mio parere, al di là di quello che c'è stato, ovvero una copertura generale: ognuno ha cercato di coprire l'altro. C'è stato un gioco a chi copriva di più di fronte a degli abusi che sono evidenti. Pensate voi che un intero comparto edilizio è stato sanato su elementi che erano insanabili! Io non so cosa si sia inventato questo Comune, tant'è che adesso sono sotto processo e sotto indagine anche elementi di quella Amministrazione. Finalmente, qualche breccia si è aperta, finalmente qualcuno ha deciso che non è più il caso di tappare la pentola.
Però secondo me, anche per chi ci ascolta, non è ben chiaro lo scandalo, di cui stiamo parlando. Veramente questo è un intreccio che, forse, saremo anche abituati a vedere in altre zone di Italia, ma non certo nella mia Emilia, che è sempre stata abbastanza rigida nei controlli e nelle attenzioni di questo tipo. Purtroppo è accaduto. Ed è accaduto, perché anche da noi accade. Il fatto stesso - quando io feci quella nota - che era stata sequestrata un'agenzia immobiliare nello stesso comune, che, guarda caso, era di esponenti appartenenti alla 'ndrangheta, già spiega come si è abbassato anche il livello di controllo e di guardia nel nostro territorio. E questo deve essere un campanello di allarme per tutti quanti noi che viviamo al nord e nelle nostre aree.
Ecco le ragioni per cui, signor sottosegretario, signor Presidente, non posso che preannunciare che ci sarà un terzo «episodio» di questa vicenda. Ribadisco, infatti, che io da qui non faccio un passo indietro, finché non avrò chiarito la posizione di un magistrato, che deve assumersi la responsabilità per il suo comportamento. Quanto ha risposto il Ministero di giustizia, qui sì è veramente da annotare, è insufficiente, perché almeno il vostro Ministero ha cercato attraverso la guardia di finanza di dare qualche spiegazione, mentre il Ministero di giustizia ha fatto sorridere. Infatti io voglio capire: qui facciamo tutti la battaglia sulla legalità e quando tocca a un magistrato - questo è il caso tipico - tutti si nascondono. Vorrei anche capire dal Ministro di giustizia, che viene qui sempre a spiegarci che i comportamenti dei giudici e dei magistrati devono essere posti sotto controllo, come possa dare una risposta in questa sede di questo tipo. È una risposta ridicola, perché mi deve rispondere rispetto agli inquietanti interrogativi, che io ho esposto in questa sede.
Non è, infatti, che si può voler la battaglia solamente quando si parla di Berlusconi. Allora, i giudici danno fastidio solamente quando si tratta di Berlusconi. Quando invece i giudici si comportano male con la povera gente, allora non gliene frega niente a nessuno. Questo non è accettabile. Non è accettabile, perché la giustizia in questo Paese deve essere uguale per tutti. Se qualche magistrato sbaglia, quando opera nei confronti del Primo ministro, per carità, dovrà pagare nelle sedi opportune, ma deve anche pagare quando opera male nei confronti della povera gente.
Infatti qui c'è qualcuno che ha sbagliato. Quando hanno detto e spiegato che l'atto è stato prescritto, questo è avvenuto perché ci sono delle gravi responsabilità, perché qualcuno ci ha dormito sopra sette anni... sette anni. Tant'è che, quando è cambiato il magistrato, ahimè, sono partiti gli avvisi di garanzia e sono partite finalmente le indagini che dovevano essere fatte su un altro comparto, sempre di edilizia convenzionata, sempre nel medesimo territorio, però con un altro organo di polizia. Queste sono cose che non possono essere accettate e quel magistrato in qualche sede deve rispondere di questo. Non è possibile e non è pensabile che questo magistrato la passi liscia. Lo dico chiaro e tondo!
Per tale ragioni io voglio soddisfazione in questa sede, nella sede parlamentare, in nome dei cittadini di San Lazzaro - sono 500 in lista di attesa per quegli alloggi - che hanno visto violare i propri diritti. Questo «bubbone» - che da anni conoscono, tra l'altro, anche le pietre - va finalmente, una volta per tutte, riconosciuto nelle sedi opportune. Non l'hanno riconosciuto nelle sedi giudiziarie, perché hanno usato la prescrizione per nascondere la cosa. Ebbene voglio che sia riconosciuto in sede parlamentare.

NB. Negli ultimi giorni il Sindaco di San Lazzaro, tutt'ora indagato per le vicende suesposte, e chiamato pesantemente in causa dalle interpellanze dell'On. Raisi, non sapendo evidentemente a cosa aggrapparsi, ha pensato di chiedere aiuto al Segretario provinciale del suo partito, Raffaele Donini, che lesto è intervenuto, e ha ripreso nientemeno che un'infelice espressione del Macciantelli che ha utilizzato l'epiteto di "blog col burqa" indirizzandolo ai sempre più numerosi siti e blog che commentano le scabrose vicende che vedono protagonista la sua Amministrazione (e qualche signore nominalmente appartenente all'opposizione). Un solo commento: tale espressione, "blog col burqa", è evidente segno di somma ignoranza, in quanto come ahimè molti sanno, il burqa è un indumento che la donna nei Paesi islamici deve indossare come segno delle propria sottomissione. Forse ignoranza, forse lapsus freudiano, per cui il Sindaco vedrebbe volentieri questo e altri blog, tuttora liberi dal suo potere censorio, sottomessi a lui con tanto di burqa. Evidentemente è la massima espressione democratica che il Sig. Macciantelli e il suo fido Donini riescono a partorire. Li lasciamo volentieri a trovare consolazione nelle risultanze di queste interpellanze parlamentari, che sono la giusta risposta a loro e ai signori della finta opposizione, che l'On. Raisi cita allorché parla di "difesa stupida" di chi vorrebbe far credere che il cantiere CIPEA è stato dissequestrato, come a voler imbrogliare le carte in tavola e dire che tutto è risolto. Peccato che gli abusi siano stati sanati su ordine della Procura, come condizione per dissequestrare il cantiere, come riportato dall'On. Raisi. Peccato anche che gli indagati restino tali. Con la differenza però, che se ne stanno tutti zitti in attesa degli sviluppi, e invece vi sia il Direttore dei lavori che sbraita in preda a strane excusationes non petitae. A proposito di queste ultime, dovrebbe ricordarsi quel che dicevano gli antichi: excusatio non petita...accusatio manifesta.

giovedì 28 aprile 2011

CIPEA, IL CASO APPRODA IN PARLAMENTO

L'on. Enzo Raisi (FLI) ha presentato una seconda interpellanza urgente al Ministero di Giustizia e al Ministero dell'Economia e Finanze avente ad oggetto note vicende sanlazzaresi.

Si ritiene di pubblicarla integralmente, tale e quale è rinvenibile al seguente link, trattandosi di un dovere di cronaca:

http://banchedati.camera.it/sindacatoispettivo_16/showXhtml.Asp?idAtto=38425&stile=6&highLight=1&paroleContenute=%27INTERPELLANZA+URGENTE%27+|+%27CAMERA%27


ATTO CAMERA

INTERPELLANZA URGENTE 2/01058

Dati di presentazione dell'atto
Legislatura: 16
Seduta di annuncio: 468 del 27/04/2011
Firmatari
Primo firmatario: RAISI ENZO
Gruppo: FUTURO E LIBERTA' PER IL TERZO POLO
Data firma: 26/04/2011
Elenco dei co-firmatari dell'atto
Nominativo co-firmatarioGruppoData firma
DELLA VEDOVA BENEDETTOFUTURO E LIBERTA' PER IL TERZO POLO26/04/2011
Destinatari
Ministero destinatario:
  • MINISTERO DELL'ECONOMIA E DELLE FINANZE
  • MINISTERO DELLA GIUSTIZIA
Attuale delegato a rispondere: MINISTERO DELL'ECONOMIA E DELLE FINANZE delegato in data 26/04/2011
Stato iter:
IN CORSO
Atto Camera

Interpellanza urgente 2-01058
presentata da
ENZO RAISI
mercoledì 27 aprile 2011, seduta n.468

I sottoscritti chiedono di interpellare il Ministro dell'economia e delle finanze, il Ministro della giustizia, per sapere - premesso che:

nel dicembre 2009, come emerso dagli organi di stampa locali, pervenne al comando provinciale della Guardia di finanza di Bologna una denuncia a firma di un cittadino di San Lazzaro di Savena acquirente di un immobile in edilizia convenzionata ubicato in via Galletta;

secondo quanto appreso dagli organi di stampa, quell'intervento edilizio sarebbe stato realizzato dall'azienda Idroter per conto del consorzio Cipea di Bologna;

secondo la ricostruzione della stampa, il soggetto attuatore avrebbe preteso dall'acquirente una richiesta di sovrapprezzo di denaro in nero e su tale circostanza risulterebbero tuttora pendenti indagini da parte della squadra mobile della questura di Bologna e del pubblico ministero Rossella Poggioli della procura bolognese;

la denuncia in realtà avrebbe conosciuto un iter del tutto particolare: sarebbe, infatti, giunta al sindaco di San Lazzaro di Savena, Marco Macciantelli, nel novembre del 2009 da parte del cittadino, così come riportato dalle stesse dichiarazioni rese agli organi di stampa di Bologna il 2 giugno 2010, con queste espressioni: «Ricevemmo anche noi la lettera di quei due signori, padre e figlio che si erano sentiti richiedere "un extra a parte" di circa 50.000 euro. Chiedemmo spiegazioni al Cipea e girammo la denuncia alla Guardia di finanza. Era il novembre 2009. Tra la segnalazione e l'intervento del sindaco sono passati poco più di 10 giorni le missive in arrivo e in partenza sono lì a confermarlo»;

in altre parole, il sindaco Macciantelli, ricevuta la denuncia del cittadino, richiese spiegazioni al Cipea in costanza di una violazione di legge e poi inviò la missiva-denunzia del cittadino al comando provinciale della Guardia di finanza di Bologna, in un lasso di tempo indicato dal primo cittadino in una decina di giorni circa;

non è dato sapere quanto effettivamente quella denuncia rimase nella disponibilità del sindaco Macciantelli, preposto per legge ai controlli in materia di edilizia convenzionata, poiché è evidente che ciò è tuttora motivo di approfondimento giudiziario;

nel novembre-dicembre 2009, il nucleo provinciale della Guardia di finanza di Bologna consta agli interpellanti che fosse diretto dal generale Piero Burla;

il segretario particolare del generale Piero Burla era il maresciallo Salvatore Cucinotta, beneficiario di un alloggio del medesimo lotto in argomento, come già riportato nell'interpellanzaurgente n. 2-01035;

sul comune di San Lazzaro di Savena e sul sindaco Macciantelli quello stesso reparto svolgeva, nel periodo esaminato, diverse attività investigative delegate dalla procura della Repubblica di Bologna, come ricordato nell'interpellanza appena richiamata;

sembrerebbe sufficientemente chiaro che ci si trovi dinanzi ad una nuova clamorosa anomalia che aggiunge pesanti perplessità sulla gestione quantomeno disinvolta delle attività di legge;

il citato cantiere Cipea di via Galletta era ed è tuttora affidato alla direzione del consigliere comunale Aldo Noacco, vice presidente della commissione urbanistica del comune di San Lazzaro di Savena;

in quel cantiere, ovvero solo quando la delega d'indagine passerà dalla Guardia di finanza alla squadra mobile di Bologna, si rileveranno gravi forme di abusivismo edilizio che indurranno il pubblico ministero Poggioli a sottoporre a sequestro preventivo l'intero lotto e a deferire il direttore dei lavori Noacco per violazione della legge urbanistica;

a capo del consorzio Cipea, in qualità di direttore, vi era e vi è tuttora il dottor Gianluca Muratori, che riveste anche incarico di responsabile di Confartigianato Bologna;

in data 13 aprile 2010 si teneva un convegno riguardante il decreto legislativo n. 231 del 2001, che ha ad oggetto la disciplina della responsabilità amministrativa delle persone giuridiche, delle società e delle associazioni anche prive di personalità giuridica, presso la sede provinciale di Confartigianato di Bologna, al quale partecipavano Gianluca Muratori (presidente provinciale di Confartigianato imprese di Bologna), il professor avvocato Filippo Sgubbi (ordinario di diritto penale presso la facoltà di giurisprudenza dell'Università degli studi di Bologna), il dottor Sebastiano Russo (Kensington consulting s.r.l.), il generale Piero Burla (ex comandante provinciale della Guardia di finanza di Bologna), il dottor Enrico Cieri (sostituto procuratore della Repubblica di Bologna), il dottor Daniele Ravaglia (direttore generale Emil Banca);

appare evidente agli interpellanti che si assisteva all'ennesima significativa anomalia, giacché l'ex comandante provinciale della Guardia di finanza di Bologna, Piero Burla, partecipava ad una conferenza unitamente al direttore di Cipea al centro di un'investigazione del comando da questi diretto e alla stessa conferenza partecipava, inoltre, un sostituto procuratore della Repubblica di Bologna, il dottor Enrico Cieri;

la circostanza parrebbe di assoluto rilievo se si pensa che essa costituisce l'ennesima, gravissima e ormai persino pubblica manifestazione di cattiva gestione che interessa il medesimo comando provinciale della Guardia di finanza di Bologna;

non sembra potersi considerare prassi usuale che siffatti incontri possano avere avuto luogo tra chi dirigeva le indagini e chi era l'oggetto dell'indagine stessa, alla presenza, peraltro, di un sostituto procuratore di quel medesimo distretto giudiziario;

è, inoltre, ad avviso degli interpellanti, assai grave che la stessa promiscuità già oggetto dell'interpellanza urgente n. 2-01035 ricorra pesantemente tra i medesimi personaggi che interessavano quel comando, quell'ente pubblico preposto ai controlli di legge sull'edilizia convenzionata e le aziende coinvolte in attività oggetto della denuncia, nonché i militari di quel comando beneficiari di case edificate da quello stesso consorzio e in quello stesso territorio;

anche con riferimento alle attività della procura della Repubblica di Bologna, con riguardo a queste specifiche vicende, gli interpellanti segnalano alcune circostanze che destano profonda perplessità;

in particolare, secondo quanto denunciato in vari esposti, il pubblico ministero Gustapane avrebbe sottoposto a indagine in pendenza del procedimento penale 5661/08 una sua stessa consulente, Lorenza Zoli, archiviando egli stesso la posizione della consulente dopo averne utilizzato le conclusioni peritali, al fine di richiedere un'archiviazione del procedimento a questi assegnato senza ritenere di astenersi, senza compiere un solo atto di accertamento di legge e in pendenza di una denuncia contro la medesima consulente presso la procura della Repubblica di Ancona;

inoltre, come già segnalato nell'interpellanza urgente n. 2-01035 il pubblico ministero avrebbe, di fatto, sottoscritto una bozza di archiviazione predisposta dal colonnello Ferretti del suddetto comando, che - risulterebbe dal citato esposto - aveva predisposto più bozze di archiviazione su carta intestata della procura di Bologna relative al procedimento penale 5661/08 trasmesse al pubblico ministero Gustapane, utilizzando lettere di trasmissione del comando provinciale della Guardia di finanza alla citata procura;

ad avviso degli interpellanti, è grave che la procura di Bologna abbia consentito che il pubblico ministero Gustapane così lungamente si occupasse di tutte le indagini sull'urbanistica del comune di San Lazzaro di Savena -:

se si ritenga di voler definitivamente chiarire l'iter della denuncia citata in premessa, chiarendo, inoltre, quale ufficio di quel comando, in quale data e nella persona di quale militare ebbe a ricevere quella denuncia e se si siano registrate omissioni o ritardi della Guardia di finanza rispetto a quella segnalazione, fino al subentro nelle indagini della squadra mobile della questura di Bologna;

se la Guardia di finanza abbia mai trasmesso alla procura della Repubblica una notizia di reato riguardo ai fatti citati (o anche la denuncia del cittadino), in quale data e a quale pubblico ministero;

chi siano i militari del comando provinciale della Guardia di finanza che incontrarono «informalmente», come già riportato nell'interpellanza urgente n. 2-01035, l'assessore all'urbanistica del comune di San Lazzaro di Savena, Schippa, nel maggio 2010 e nel settembre 2010, responsabile dell'area programmazione territoriale di quello stesso comune, al fine di perfezionare una richiesta abitativa pervenuta dall'amministrazione comunale, e se quegli incontri cosiddetti informali si tradussero in circolari formali diramate al personale di diversi comandi della Guardia di finanza supportate da verbali o note relative a quegli incontri con gli amministratori pubblici del comune di San Lazzaro di Savena;

se risulti che la Guardia di finanza abbia mai effettuato sequestri di contratti di appalto privi di riscontro fatturativo relativi a convenzioni urbanistiche del comune di San Lazzaro di Savena;

se il colonnello Ferretti risultasse legittimato dal comando provinciale ad apporre sulla lettera di trasmissione delle «bozze d'archiviazione» ricordate in premessa, dove campeggia l'indicazione «d'ordine», la sua firma e quale fosse il diretto superiore in quel preciso frangente ad averne autorizzato la condotta;

se risulti che sottufficiali della Guardia di finanza, che risultano coinvolti nei fatti denunciati nell'interpellanza n. 2-01035, svolgano ancora oggi funzioni di controllo di atti o incarichi presso il comando provinciale della Guardia di finanza di Bologna;

se, in ragione di tutte questi elementi, non si ritenga di voler dare finalmente seguito ad una formale ispezione al comando provinciale della Guardia di finanza di Bologna;

se risulti, inoltre, che il pubblico ministero Gustapane sia stato oggetto di iniziative di carattere disciplinare ovvero se, a fronte delle circostanze riportate in premessa, si intenda valutare la sussistenza dei presupposti per la promozione dell'azione disciplinare.

(2-01058) «Raisi, Della Vedova».




domenica 24 aprile 2011

BUONA PASQUA....

I giorni che precedono la Pasqua, che la tradizione cristiana dedica alla meditazione sulla Passione di Cristo, hanno visto San Lazzaro suo malgrado costellata di polemiche. Peccato che non si possano proprio accostare tali bagatelle da cortile agli eventi che accompagnarono Cristo sulla Croce, nonostante i protagonisti della politica di piccolo cabotaggio di questa città tentino di sostituirsi a Cristo e passare per vittime e martiri. Le cose a ben guardare non stanno proprio così. Sarà che Belzebù è abituato a tal genere di personaggi, provenendo anch'egli dalle schiere degli angeli caduti, tuttavia, mantiene un decoro differente.
Alla luce di quanto successo recentemente sul Carlino, là dove un signore si è fatto portavoce di un altro, evidentemente per la scarsa sicurezza che il primo nutre del secondo, non si capisce come sia anche solo potuta circolare la voce della sua candidatura a Bologna per il PDL, partito che a ben vedere, riceve solo danno dall'annoverarlo quale presunto sostenitore.
Si registra, in ultimo, l'imbarazzato silenzio del PD locale chiamato a scuse, nel corso di questa (ultima?) intemerata.

giovedì 21 aprile 2011

VILLA CICOGNA, IL PASSATO CHE RITORNA

Dal quotidiano L'Informazione del 21 aprile 2011:

"L’onda lunga del crac della Dimafin di Pomezia (Roma), capofila delle varie società del Gruppo Di Mario, con l’imprenditore Raffaele Di Mario in manette per evasione fiscale e distrazione di capitali per quasi 80 milioni di euro, è arrivata anche nel bolognese. Fallimento confermato dal sito del gruppo ora “temporaneamente sospeso”. Riguardo al comparto di Villa Cicogna a San Lazzaro, di proprietà della società Belchi ’86 rilevata dal Gruppo Di Mario nel 2005, il Comune di San Lazzaro non esprime eccessive preoccupazioni se non nei riguardi di chi lavora nei cantieri impegnati nella ristrutturazione di immobili ex rurali che dovevano diventare foresterie, ristoranti, sedi direzionali e uffici. Come precisa il sindaco, Marco Macciantelli, «tutto sta nelle decisioni che poi prenderà il curatore fallimentare; e sul risultato delle aste. Per quanto ci riguarda, come da convenzione, la Belchi ’86 l’anno scorso ha già ceduto al Comune sia i 122mila metri quadri di parco sia la pista ciclabile che segue il perimetro dell’antica tenuta. Il resto riguarda una proprietà privata con l’auspicio che i lavori di ristrutturazione già avviati vengano
completati». Per ora Macciantelli non esprime giudizi o previsioni in attesa degli eventi. In ogni caso la convenzione sottoscritta nel 2004, tra la Belchi ’86 e il Comune, prevedeva la manutenzione del parco pubblico per 66 anni; e la cessione di uno degli edifici ristrutturati da adibire a usi pubblici per scopi sociali. Con, però, parte del suo valore già utilizzato per la realizzazione urgente di due aule alla elementare Fantini della Mura San Carlo. Tutto sta nelle decisioni del curatore fallimentare."

Nel 2004 il Comune stipulò la convenzione che prevedeva tra le altre cose la cessione dell'area alla società Belchi, rilevata, come scrive precisamente G. Fabbri nell'articolo sopra citato, proprio dal gruppo Di Mario, fallito e ora sotto inchiesta per distrazione ed evasione fiscale. Quella vicenda fu origine di parecchi mal di pancia all'interno dell'allora maggioranza consiliare (Ds + Margherita + Rif. comunista), che perse dei pezzi e si vide soccorrere dal gruppo da tempo ribattezzato "soccorso azzurro" (l'ex gruppo Forza Italia guidato da Omer Maurizzi, attualmente vicepresidente del consiglio comunale, il quale compare anche nel sito del consigliere regionale Galeazzo Bignami come persona del suo staff in provincia). Ora si attendono sviluppi, e il Sindaco sa bene che un curatore fallimentare potrebbe revocare numerosi atti intercorsi tra la società fallita e il Comune. A volte bisognerebbe stare un po' più attenti a concludere certi affari.
A proposito degli atti che portarono all'attuale assetto proprietario di Villa Cicogna, l’ex consigliere Lungarella (dell'allora gruppo Ds, poi uscito dalla maggioranza in forte polemica col gruppo dirigente che sostanzialmente è rimasto intatto e oggi guida il PD nelle sue articolazioni, da quella centrale bolognese a quelle più periferiche) nel libro “L’affaire ex OMB “ spiega cosa accadde :
“Durante tutto il precedente periodo del mandato amministrativo, il centro destra aveva svolto un’opposizione né brillante né pressante, né propositiva, ma opaca e mansueta, di rimando. La sua era un’opposizione dissociata: avversione di principio agli atti di programmazione e disponibilità ad accompagnare le decisioni puntuali, anche nei casi in cui queste ultime potevano avere un impatto complessivo ben maggiore dei primi. In campo urbanistico questa prassi si traduceva nell’opposizione a piani o a programmi di interesse generale, nei quali non erano identificabili palesemente ed immediatamente costi e benefici, interessi e soggetti in gioco, vantaggi e svantaggi. Prevalentemente l’opposizione alle proposte della giunta era argomentato con l’incapacità dell’amministrazione di realizzare il programma proposto, ritenuto sempre “faraonico”, senza una puntuale contestazione dei suoi contenuti e senza la formulazione di effettive alternative. Emblematico di tale prassi l’atteggiamento tenuto in occasione della variante urbanistica sulle infrastrutture viarie e di quella sul piano di riqualificazione urbana dell’area a nord della via Emilia. Del tutto differente è stato, invece, il comportamento tenuto dall’opposizione quando il consiglio doveva assumere decisioni riguardanti situazioni ben individuate. In questi casi il centro destra perdeva il suo già tenue alito di combattività, timoroso, forse, delle conseguenze - elettorali o sulle relazioni con gli specifici soggetti - che sarebbero state prodotte dall’ostacolare la soddisfazione di ben individuate aspettative. L’eventualità che, in alcuni casi, le tensioni all’interno della maggioranza potessero mettere a repentaglio l’approvazione di una delibera “finalizzata”, anziché dare fiato all’opposizione, agli squilli della tromba che incitano, alla carica suonavano come le dolci note del silenzio serale che invitano alla pacificazione.
Il caso più eclatante al riguardo si era avuto in occasione dell’approvazione della variante urbanistica che prevedeva la realizzazione di un albergo nel parco della villa Cicogna. Anche in quell’occasione la delibera della giunta di approvazione del piano particolareggiato fu portata in consiglio, avendo in anticipo la quasi certezza che i voti favorevoli dei consiglieri di centro sinistra non sarebbero stati sufficienti a far passare il provvedimento e che la sola possibilità di raggiungere la maggioranza era di affidarsi alla minoranza. La fiducia si rivelò ben riposta. Senza esserne richiesta – almeno esplicitamente e pubblicamente, la qual cosa avrebbe almeno dato un senso politico al comportamento –l’opposizione, alla fine di una seduta del consiglio comunale non certo tranquilla,accortasi che, come previsto, la maggioranza non sarebbe stata in grado di approvare da sola la delibera, annunciò il proprio votò favorevole e il provvedimento passò.
Naturalmente il centro destra giustificò la propria decisione con argomenti nobili:si trattava di non privare il paese di una opportunità, di non danneggiare la libera iniziativa, ecc.. Di volta in volta venivano proposte le motivazioni ritenute più idonee.”
NB. Per "centro destra" bisogna intendere l'allora gruppo di Forza Italia capitanato da Omer Maurizzi. E' infatti noto che il consigliere Giampiero Bagni, allora della Lega Nord e oggi nel PDL, e la consigliera Viviana Raisi, allora di Alleanza Nazionale e oggi capogruppo PDL, si sono sempre opposti a questo modo di far politica improntato ad un quieto vivere con la maggioranza, quando non addirittura di pieno appoggio su questioni di urbanistica ed edilizia...caso strano. Maurizzi, come accennato, figura ora nello staff del consigliere regionale Bignami.

CIVIS, COOP E CONAD...IL GIOCO DELLE TRE CARTE

Dal Carlino di oggi, si legge di uno scontro in atto tra Ascom e Confesercenti, sul completamento del Civis (gli ultimi 700 metri).
E chi ne parla è la Conad che, per bocca del suo titolare locale, paventa il rischio d’essere danneggiata da un protrarsi del cantiere.
Ora, forse ci si è persi qualcosa. Alcuni, troppi, passaggi intermedi sono incomprensibili.
Non dimentichiamoci che ora perfino Merola scappa dal Civis come da un carretto seicentesco di appestati a Milano.
Ma non è questo.
La delibera 17 del 26 febbraio 2002, emanata dal Comune di San Lazzaro di Savena non sosteneva, per caso, la necessità di delocalizzare la sede della Coop all’angolo tra Via Emilia e Via Fornace, in funzione del transito sulla Via Emilia della “nuova tramvia su gomma”?
Non si decise, pertanto, di procedere a trattativa privata con Coop Adriatica per il suo trasferimento su di un terreno di proprietà del Comune nell’aera ex Ansaloni?
In sintesi, la Coop era costretta a spostarsi per il fine pubblico di agevolare il transito del Civis e di conseguenza era scelto per una trattativa privata (perfezionatasi, successivamente, ad un prezzo di € 276,88/mq del 2003, mai rivalutato).
Dobbiamo desumere che la Conad, in via di impianto nello stesso identico luogo e per la stessa metratura, non intralcia più il transito del Civis?
Inoltre, ci sarebbero un ultimo paio di domande per il Comune di San Lazzaro e per la Conad.
Chi e come ha autorizzato l’abbattimento di circa otto alberi su suolo pubblico prospiciente l’area a parcheggio ex Coop ora Conad?
Chi e come ha autorizzato l’elevazione di una torretta di copertura per le scale dal parcheggio sotterraneo al piano stradale, per circa quattro metri in altezza, talmente brutta e invasiva da ricordare la migliore edilizia sovietica?
Attendiamo risposte.

martedì 12 aprile 2011

COME TI FACCIO BUSINESS COL MATTONE

Mattone su mattone, a San Lazzaro si è lentamente cementificata buona parte del territorio che un tempo nemmeno troppo lontano era coperto di verde. Dal 2004 in avanti si è avuta un'accelerazione esponenziale di questa colata di cemento, sotto la guida dell'attuale Sindaco Marco Macciantelli. Il quale, ora, proprio pochi giorni dopo la notizia di una durissima interrogazione parlamentare presentata dall'On. Raisi (FLI) riguardante vicende di abusi edilizi e urbanistici nel territorio sanlazzarese, ha pensato bene di elargire a tutti i lettori del Carlino Bologna (edizione dell'11 aprile 2011, pag. 8) alcune perle sapienziali in tema, guarda caso, di alloggi ed equità. In sostanza il "sindaco filosofo", maestro di scuola secondaria superiore in aspettativa, dice che il welfare deve "esercitare un controllo in ordine a chi ha davvero i requisiti" per accedere ad alloggi popolari, nonché a tutti quei servizi per indigenti. Il Cacciari de noantri insomma (non ce ne voglia il Professore veneziano) si accorge che forse fino ad oggi non si è sempre proceduto come si doveva, nell'assegnare questi ed altri servizi. Forse ha pensato proprio alla città che dice di amministrare, nella quale risulterebbe che più volte diversi personaggi sono risultati assegnatari di alloggi senza averne i requisiti. Anche personaggi in divisa, stando alle indagini condotte dalla Procura di Bologna che hanno portato all'inchiesta CIPEA. Personaggi delle Fiamme Gialle, un corpo armato la cui onestà e integrità non verrà certamente messa in dubbio da alcuni singoli casi. Nell'interrogazione dell'On. Raisi si fa riferimento ad alloggi destinati dal Comune guidato da Macciantelli, proprio ad appartenenti alla Guardia di Finanza. La stessa GdF alla quale Macciantelli si premurava di far avere, come da lui stesso dichiarato alla stampa, la lettera di alcuni acquirenti di un appartamento del lotto CIPEA (sotto inchiesta e sequestrato per vari mesi dalla Squadra Mobile) che gli segnalavano di essere stati oggetto di richieste di somme maggiorate e in nero rispetto al prezzo ufficiale di acquisto. Il Sindaco teneva presso di sé la missiva dei due cittadini, non si sa per quanto tempo, dopodiché la inoltrava alla stessa Guardia di Finanza.
Insomma è proprio il caso di dirlo: meglio tardi che mai, signor Sindaco. Si è accorto che in vari casi, alloggi in edilizia convenzionata venivano assegnati a chi non ne aveva i requisiti? Proprio nel Suo Comune? Su Bologna poi si potrebbe scrivere un libro, sui tanti alloggi dati a chi non ne aveva diritto. L'ex assessore di Cofferati, Antonio Amorosi, trovò numerosi casi di questo genere (riguardanti politici di vari schieramenti), ma come ricompensa fu cacciato. L'inchiesta della Procura prontamente archiviata. Gestione Di Nicola.
Poi si sa che le varie ASP bolognesi gestiscono un ingente patrimonio immobiliare e danno in affitto alloggi a poco prezzo: ma, a differenza di Milano e Roma, gli elenchi degli affittuari non sono stati resi pubblici. La famosa trasparenza bolognese. Che sconfina anche oltre il Savena. Dove si continua a costruire e la lista civica Noi cittadini paventa il pericolo di infiltrazioni mafiose nell'edilizia locale (un gestore di una società immobiliare operante a San Lazzaro è stato arrestato pochi giorni fa: sarebbe un noto appartenente alla 'ndrangheta, grosso trafficante di droga). La replica dell'assessore all'urbanistica Schippa? "Polemiche sconclusionate". Già. Ancora nei primi anni '60 in Italia in documenti ufficiali si affermava che "la mafia non esiste". Auguri ai poveri sanlazzaresi.

PS. in fatto di edilizia si intendono anche i consiglieri comunali Maurizzi (PDL) e Noacco (indipendente nel PDL). Il secondo è indagato nella vicenda Cipea, quale direttore dei lavori del cantiere già sequestrato e al quale dopo vari mesi sono stati tolti i sigilli. Il primo è imprenditore non operante nell'edilizia, ma se ogni tanto qua e là ci scappa pure qualche palazzina a San Lazzaro, non si tira di certo indietro. Molti continuano a chiedersi il perché di tanta passione nel difendere questi due signori, da parte del consigliere regionale Bignami. Sicuramente grandi affinità politico-culturali.

venerdì 8 aprile 2011

INTERROGAZIONE PARLAMENTARE DELL'ON. RAISI SU ALCUNE VICENDE SANLAZZARESI

Pubblichiamo un link della rassegna stampa della Camera dei deputati che riporta un articolo apparso oggi a pag. 14 sul Carlino Bologna e che dà conto di un'interrogazione parlamentare depositata nei giorni scorsi alla Camera dei Deputati dall'On. Enzo Raisi di FLI (firmatario anche l'On. Della Vedova come risulta dal sito di Montecitorio) e che riguarda molto da vicino vicende relative al Comune di San Lazzaro.

http://newrassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&currentArticle=YV5U0

martedì 5 aprile 2011

CIVIS: LA FIERA DEL RIDICOLO

Se non fosse che è tutto vero e tutto gestito con danari pubblici, ci sarebbe proprio da farsi delle grasse risate. Eh già, perché ancora ieri sul Carlino Bologna ci siamo imbattuti in un articolo a firma di Rita Bartolomei dal curioso titolo "Se il Civis non funziona lo rimandiamo indietro". Chi parla è l'onnipresente Sindaco di San Lazzaro, che si è accorto che nella vicenda Civis ci sono problemi. E lo si sente addirittura affermare che quasi un anno fa ha "alzato la mano" e avrebbe ricordato che mancava l'omologazione. Che strano. Perché è da anni che lo si sente magnificare questo mezzo, lo si vede fotografato mentre fa finta di guidarlo (ancora poche settimane fa l'ultima foto apparsa sul Carlino), lo si sente declamare l'importanza di poterlo cominciare a utilizzare su strada quanto prima (sempre poche settimane fa sul Carlino). Ora apprendiamo che lui un anno fa aveva "alzato la mano". Scusi, signora Maestra, posso...? No, Sindaco, non puoi: bocciato su tutta la linea. E i cittadini non ti ringraziano.

PS. Va ricordato che quando si trattò di approvare il progetto del Civis per il territorio di San Lazzaro, gli unici a non votare a favore furono Viviana Raisi e Giampiero Bagni. Il PD assieme alla allora Forza Italia capeggiata da Omer Maurizzi votarono a favore. Ecco perché oggi probabilmente il sig. Maurizzi e il suo collega Noacco tacciono su tutta la linea. Colui che difende questi ultimi dalla Regione, forse non ricorda il particolare, anche perché da consigliere comunale a Bologna a sua volta votò a favore del Civis, e ora è dunque opportuno che taccia per primo.